Guspini, chiesa Santa Maria di Nabui

Archeologia cristiana e medievale

Reperti e monumenti della cristianizzazione

L'archeologia cristiana e medievale è disciplina relativamente nuova in Sardegna. Si hanno tuttavia dati sufficienti ad affermare che nell'età bizantina (VI-XI secolo) l'isola non venne tagliata fuori dalle relazioni culturali con il resto del Mediterraneo.

Il graffito paleocristiano

Uno dei segni archeologici più ricorrenti nel panorama urbano di Cagliari è senza dubbio costituito dalle numerose cisterne, peculiari strutture ipogeiche realizzate per la conservazione di depositi d’acqua. Cronologicamente la realizzazione di tali strutture risale già all'età punica, e prosegue poi in età romana e medievale.

Le catacombe di Sant'Antioco

Nell'immaginario collettivo, i primi secoli del cristianesimo risultano spesso connessi con un luogo specifico: le catacombe. A lungo si è creduto che tali spazi sotterranei fossero stati scelti dai primi cristiani per poter svolgere in segreto le riunioni nel corso delle quali avevano luogo le funzioni religiose, sperando in tal modo di sfuggire ai pericoli delle persecuzioni romane.

Produzioni e commerci

Fra VI e VII secolo è ancora vitale l'importazione di manufatti ceramici dai centri produttivi lungo la costa mediterranea dell'Africa. Si tratta della cosiddetta "ceramica sigillata africana", che comprende varie classi di vasellame comune e soprattutto lucerne decorate con figurazioni cristiane. A queste si accompagnano le grandi anfore di tipo bizantino.

Le iscrizioni greco-bizantine

Nei lunghi secoli in cui la Sardegna rimase sotto il formale controllo bizantino si registra una certa attività scrittoria, probabilmente concentrata negli "scriptoria" annessi a chiese monastiche e cattedrali. Poco è sopravvissuto dei documenti pergamenacei in lingua e scrittura greca, mentre resta un numero maggiore di iscrizioni incise sulla pietra, risalenti al VI-VII secolo.