Il golfo di Oristano in una carta del 1763

Cartografia

Cartografia storica di un'isola mediterranea

Da sempre l'uomo ha mostrato l'esigenza di possedere concettualmente, prima ancora che fisicamente, il territorio in cui si è trovato a vivere. Le rappresentazioni cartografiche sono appunto una presa di possesso concettuale di un territorio. La storia della rappresentazione cartografica della Sardegna offre un significativo esempio di tale esigenza culturale.

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XV e XVI secolo: lo sviluppo scientifico della cartografia

Nel Quattrocento lo sviluppo scientifico della cartografia matura per effetto degli studi umanistici sull'opera di Tolomeo, la cui diffusione è agevolata dall'invenzione della stampa. Il modello rappresentato dalla sua opera ha influenzato i cartografi rinascimentali, come pure i corografi sardi del '500, Arquer e Fara.

XVII secolo: la geografia accademica

La cartografia del '600 vede affermarsi la "geografia accademica" di Philip Cluver, completamente diversa dalla razionalità scientifica di Mercatore. L'applicazione di questo metodo ha dimostrato come la ricostruzione delle condizioni geografiche di età passate non sia possibile senza l'osservazione diretta del presente.

XVIII secolo: la cartografia degli ingegneri militari

Sono numerose le carte elaborate nel Settecento durante il governo sabaudo. La prima, risalente circa al 1720, è una carta manoscritta acquerellata a mano, conservata nell'Archivio di Stato di Torino, tracciata dal pittore napoletano Domenico Colombino.

XIX secolo: le basi per una moderna rappresentazione

Nei primi decenni dell'800 anche in Sardegna, terra rimasta ai margini dell'esperienza illuministica e delle vicende dell'Italia napoleonica, si manifesta un forte interesse a conoscere il proprio territorio. In questo contesto si inserisce il lavoro dello scolopio Tommaso Napoli "Nuova carta dell'isola e Regno di Sardegna".