Cagliari, palazzo comunale (1899-1915)

Età post-unitaria

L'Italia delle Nazioni

È nel clima conservatore della fine dell'Ottocento e dei primi del Novecento che ha inizio in Sardegna il cammino dell'arte moderna. Nell'arco di un ventennio gli artisti, persuasi della specifica identità del popolo sardo, prendono coscienza del valore culturale della propria opera.

La città postunitaria

All'indomani dell'Unità d'Italia la conformazione urbana della Sardegna rivelava la sua struttura estremamente fragile per una serie di aspetti e problematiche. La gran parte della popolazione risiedeva nei piccoli comuni disseminati per tutta l'isola, mentre solo una minima parte nei centri più consistenti, soltanto i maggiori dei quali, Cagliari e Sassari, superavano i 5000 abitanti.

Una nuova immagine della Sardegna

È negli anni a cavallo tra '800 e '900 che si fa strada nel ceto intellettuale l'idea del valore dell'arte come strumento per la formazione dell'identità. In sintonia con il movimento culturale teso al riscatto della Sardegna, che ha tra i suoi protagonisti Deledda, S. Satta e Ruju, emerge un movimento artistico che punta a costruire una nuova immagine dell'isola.

Ciusa, Biasi e Figari

Sono tre gli episodi che la letteratura artistica ha indicato, in momenti diversi, come punto di inizio della storia dell'arte del Novecento in Sardegna. Il primo è l'Esposizione tenutasi a Sassari nel 1896, cui parteciparono numerosi artisti sardi e della penisola e che rappresenta il primo incontro ufficiale di questo tipo.

Le opere pubbliche del regime

Il fascismo eredita alcuni dei problemi irrisolti della città "borghese": la contrapposizione crescente fra centro e periferia e l'attenzione prevalente per la singola architettura con scarso interesse per il contesto; dal divario sempre più visibile tra architetture di pregio e edilizia corrente ad una preoccupazione per il disegno formale della città più che per le sue esigenze reali.